È nata ufficialmente a Torino l’Ansi, l’Associazione nazionale della stampa interculturale. La nuova corporazione, promossa e costituita da giornalisti di origine straniera, è stata riconosciuta dalla Federazione nazionale della stampa italiana come gruppo di specializzazione all’interno del sindacato dei giornalisti.
L’Ansi avrà ha sede a Torino, presso l’Associazione stampa subalpina, e sarà costituita da giornalisti iscritti all’ordine e al sindacato, che lavorano in testate multiculturali di varie regioni italiane.
Presenti al battesimo dell’Ansi la neo-presidente, Viorica Nechifor, corrispondente per la Gazeta Romaneasca e Aidan White, segretario dell’International Federation of Journalists. “È stata scritta – hanno concordato tutti gli intervenuti - una pagina nuova del giornalismo italiano”.
Scritto Mercoledì 17 Febbraio 2010 da Andrea Tirone
L’Ordine dei giornalisti della Sicilia ha unanuova sede: è la villa dove trascorse gli ultimi tempi della sua latitanza il capo dei capi della mafia, il boss Totò Riina. Ad inaugurarla, ieri mattina a Palermo, era presente il ministro dell’Interno, Roberto Maroni.
“La sottrazione dei beni alla mafia – ha detto il ministro durante il taglio del nastro – ha un duplice valore: simbolico, perché dà ai cittadini il segnale che lo Stato va fino in fondo e concreto perché sottrae risorse economiche ai clan che hanno bisogno di denaro per governare l’Antistato”.
Mancati versamenti dei contributi previdenziali, redattori fissi fatti passare per collaboratori occasionali, addirittura un direttore spacciato per collaboratore autonomo. Sono solo alcuni dei tanti abusi emersi dalle ispezioni dell’Inpgi nelle diverse realtà editoriali italiane nel 2009.
Tantissime e fantasiose le soluzioni adottate dai più svariati editori per non pagare i contributi previdenziali e per sfruttare il lavoro giornalistico, a cui gli ispettori dell’Inpgi si sono trovati di fronte. Gli editori colti in fallo sono in totale una ventina per diverse centinaia di migliaia di euro di sanzioni recuperate dall’ente previdenziale dei giornalisti.
Tra i casi più clamorosi quello della “Edizioni Madre srl” di Brescia che nella veste di service editoriale realizza il periodico “Madre” per “Il Messaggero di S. Antonio”. E bene qui addirittura il direttore veniva spacciato come collaboratore autonomo. Alla “Società cooperativa Edizioni Narvalo” di Milano, una redattrice fissa veniva spacciata per collaboratrice. Stessa sorte per sei giornalisti pubblicisti impiegati alla “Eplos srl” di Varese che passavano per collaboratori occasionali mentre erano uno redattore e gli altri cinque collaboratori fissi. Ma in questo senso il caso più clamoroso si è registrato alla “Sergio Chiesa srl” di Milano. L’editore che produce service per testate di informazione sportiva e per testate che si occupano di programmazioni televisive camuffava ben 33 redattori da collaboratori autonomi oltre a varie stranezze nei versamenti contributivi. Disinvoltura nei versamenti contributivi che è comune in tutti e 20 i casi scoperti dagli ispettori.
È sempre più teso il clima intorno alla classe giornalistica. Minacce e intimidazioni si susseguono di giorno in giorno. L’ultima vittima è un giornalista della redazione di Udine del quotidiano EPolis Friuli, che si è visto recapitare una lettera anonima contentente un proiettile.
“Un chiaro atto di intimidazione – ha subito dichiarato l’Assostampa Friuli -, criminale e vile, nei confronti di un giornalista e di una redazione impegnati a fornire all’opinione pubblica regionale un’informazione completa e trasparente. L’Assostampa locale, nel formulare l’auspicio che le forze dell’ordine identifichino al più presto il responsabile o i responsabili del vile atto, in modo che questo reato trovi condanna anche nelle sedi giudiziarie, si dice “certa che il collega e la redazione non si lasceranno intimidire e proseguiranno il proprio lavoro con l’onestà e l’impegno di sempre”.
Condannati a otto mesi di reclusione. É la sentenza del Tribunale di Roma nei confronti dei giornalisti Checchino Antonini, cronista di Liberazione, e dell’ex direttore del quotidiano di Rifondazione comunista, Piero Sansonetti.
La sentenza – si legge in una nota dell’associazione Stampa romana – ha per oggetto un articolo del 16 settembre 2005 con la cronaca di una aspra polemica politica tra alcuni sindacati di polizia e Gigi Malabarba, allora capogruppo di Rifondazione a palazzo Madama. L’articolo in questione raccontava delle promozioni attribuite ad alcuni funzionari di Polizia coinvolti nelle violenze del G8 di Genova. In particolare venivano messi sotto accusa i criteri di valutazione usati dal capo della polizia Gianni De Gennaro.
Ancora un caso di intimidazioni di stampo mafioso a danni di giornalisti. Questa volta la brutta esperienza è toccata ad Antonino Monteleone, trentenne giornalista free lance calabrese che collabora con numerosi organi di stampa. Tra le sue collaborazioni più importanti “Il Fatto Quotidiano” ed “Il Punto”, mentre per quanto riguarda la televisive, “Report” di Milena Gabanelli. Sulla rete, Monteleone cura dal 2006 un blog molto seguito.
La minaccia al cronista è arrivata con un atto tipico della malavita organizzata: l’incendio dell’auto. Il fattaccio è avvenuto a Reggio Calabria venerdì sera (5 febbraio) per mano di persone di cui non si conosce ancora l’identità.
La vettura, una Fiat Idea, che è stata prima cosparsa con liquido infiammabile, e poi data alle fiamme, è stata completamente distrutta. Monteleone ha denunciato immediatamente l’intimidazione alla Polizia.
Sovrabbondanza di giornalisti e accesso “universitario” alla professione. Infiamma la polemica tra sindacato e ordine. Qualche giorno fa l’Fnsi aveva lanciato l’accusa dalla Sicilia, durante il primo convegno dei free lance dell’isola. Troppi giornalisti ad intasare un settore già saturo che portano allo sfruttamento dei lavoratori presi per il collo da una concorrenza sfrenata.
A finire nell’occhio del ciclone, ancora una volta, erano stati i meccanismi di accesso alla profesione, in particolare la via universitaria e quelle delle scuole di giornalismo gestite dall’Ordine nazionale.
La risposta dell’Odg è arrivata puntuale, attraverso le parole del suo presidente, Lorenzo Del Boca. “Non bastano infondate
accuse all’Odg per scaricarsi la coscienza – ha scritto Del Boca in un comunicato apparso sul sito dell’Ordine – “Eliminare il percorso universitario significa, invece, contraddire il dibattito che la categoria ha sviluppato negli ultimi venti anni. Una scuola che preceda l’ingresso nella professione e una solida preparazione scientifica sono stati considerati la condizione indispensabile per poter praticare il mondo dell’informazione, in costante e, qualche volta, caotica evoluzione, dominato da questioni anche lessicalmente complicate”.
Sette milioni e trecento mila euro. È quanto richiesto dal pubblico ministero Gianluca Albo a titolo di risarcimento a Salvatore Cuffaro, ex presidente della regione Sicilia, Raffaele Lombardo, attuale governatore dell’isola e Francesco Castaldi, ex capo dell’ufficio legislativo e legale della regione. La richiesta di condanna, trasmessa dal pm ai giudici della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti, riguarda l’assunzione, con nomina fiduciaria, di ben venti giornalisti nell’ufficio stampa della presidenza della Regione.
L’accusa è quella di aver violato la legge 150 del 2000 che regolamenta il lavoro degli uffici stampa. La legge in questione, infatti, per l’assunzione degli uffici stampa delle pubbliche amministrazioni, prevede l’utilizzo di personale interno o l’affidamento di incarichi a esperti ma a tempo determinato. Per il Pm le nomine dei giornalisti sarebbero, invece, “illegittime e ingiustificate” e il loro mantenimento in servizio “sine titulo”.
I giornalisti free lance siciliani dicono basta. Denunciano una situazione insostenibile e chiedono con forza all’Ordine nazionale di rivedere le regole di accesso alla professione. Il grido di allarme dei giornalisti autonomi arriva dalla prima assemblea regionale di free-lance, co.co.co, collaboratori, precari e indipendenti della Sicilia orientale, organizzata dalla Federazione nazionale della stampa e dall’Associazione siciliana della stampa.
All’assemblea, che si è tenuta a Palermo, hanno partecipato i vice-segretari nazionali della Fnsi, Daniela Stigliano e Luigi Ronsisvalle, e il segretario regionale dell’Assostampa, Alberto Cicero. Secondo i dati forniti dalla gestione separata dell’Inpgi, l’istituto di previdenza dei giornalisti, in Sicilia i giornalisti che svolgono la professione in modo autonomo sono 1.256; di questi 474 hanno un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa.
Giornalisti che lavorano come giornalisti ma che hanno contratti che nulla hanno a che fare col loro impiego. Sono tanti in Italia i cronisti che si trovano a fare i conti con contratti anomali. Per difendere i loro diritti è nato il “Coordinamento dei giornalisti con contratti irregolari”.
L’organismo è nato nelle regioni di Lazio ed Umbria, ma analoghe organizzazioni sono già attive in altre dieci regioni italiane (Lombardia, Veneto, Piemonte, Friuli, Emilia Romagna, Abruzzo, Sicilia, Sardegna, Toscana, Campania). Il coordinamento si rivolge a tutti quei giornalisti che, pur essendo iscritti all’ordine e pur svolgendo la professione in maniera regolare e continuata all’interno delle redazioni e nelle grandi, medie e piccole aziende editoriali, hanno dovuto sottoscrivere contratti anomali, irregolari o con partita iva.