Concorso Rai, incontro tra giornalisti laziali e Asr

Il simbolo dell'Associazione stampa romana

Il simbolo dell'Associazione stampa romana

L’associazione stampa romana tenta ancora la via della mediazione con la Rai per la questione della selezione pubblica da cui sono esclusi i giornalisti residenti nel Lazio. Prima di prendere qualsiasi decisione su eventuali ricorsi, il segretario Paolo Butturini attende il decisivo confronto con l’azienda di viale Mazzini e l’UsigRai che si terrà domani, giovedì 23 settembre.

È questo, in sintesi, il risultato dell’incontro tra il sindacato e i cronisti laziali, che si è tenuto oggi a Roma nella sede della Fnsi. La speranza è quella di ottenere, se non una proroga del bando che scade il prossimo 30 settembre, almeno un impegno preciso da parte di Mamma Rai, ad indire una nuova selezione per i giornalisti laziali in futuro.

Resta sempre in piedi, comunque, l’ipotesi del ricorso contro un bando che, è lampante, è pieno di falle e di discriminazioni. Per questo l’avvocato Bruno Del Vecchio era presente alla riunione. Il legale ha espresso la sua opinione sulle possibili strade da seguire e sui possibili appigli giuridici cui appellarsi in caso di ricorso. Del Vecchio ha ribadito quanto scritto nel suo parere pubblicato sul sito dell’Assostampa romana e cioè che esistono i presupposti per impugnare il bando sia per quanto riguarda il criterio dell’età che per quello della residenza.

Il primo “paletto”, secondo l’avvocato sarebbe facilmente contestabile impugnando la direttiva comunitaria 2000/78 sulla “parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro” che dice chiaramente come l’età, il sesso, la razza, la religione non possano essere elementi discriminanti in una selezione pubblica, a meno che l’eventuale limitazione sia giustificata esplicitamente nel bando.

Un po’ più complesso è contestare il criterio di limitazione regionale, dal momento che non esiste una legislazione specifica in materia. Anche in questo caso, però, secondo Del Vecchio ci si può appellare al criterio europeo della libera circolazione dei lavoratori, che dovrebbe valere come principio generale di diritto.

Il confronto è stato acceso con una partecipazione attiva al dibattito dei giornalisti presenti in sala. L’assemblea ha espresso dubbi, proposte e idee nella consapevolezza della necessità di non rimanere a guardare, se non altro per amor di giustizia. Il segretario Butturini, però, ha voluto mantenere un profilo basso, apprezzando comunque il lavoro svolto dai suoi colleghi dell’UsigRai, capaci di ottenere evidenti passi avanti rispetto al criterio della “chiamata diretta” da sempre vigente in Rai ed anche rispetto all’ultimo bando di selezione risalente a due anni fa, in cui i criteri di ammissione erano ancora più selettivi e discriminanti di adesso.

Foto @google.it

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