Rai, Ruffini vince anche il secondo ruond contro l’azienda

Il direttore di Raitre, Ruffini

Il direttore di Raitre, Ruffini

resta alla direzione di Raitre. Il tribunale del lavoro di Roma ha, infatti, rigettato il reclamo presentato dall’azienda di viale Mazzini contro la decisione di reintegrare il giornalista alla direzione della terza rete.

Era stato lo stesso tribunale del lavoro, nel maggio scorso, a sancire il ritorno del giornalista al vertice della rete, da cui il dell’azienda lo aveva allontanato nel novembre del 2009 destinandolo ad altro incarico. Al posto di Ruffini era stato nominato Antonio che però, a seguito della prima sentenza aveva lasciato l’incarico di direttore di RaiTre rimanendo a disposizione del direttore generale .

L’ordinanza aveva definito “illegittima” la sostituzione di Ruffini al vertice della rete, in quanto frutto di “discriminazione”, causa di “demansionamento” e “danno irreparabile”. La aveva subito annunciato : in particolare, il direttore generale Mauro , davanti alla commissione di Vigilanza, aveva definito l’ordinanza del “totalmente infondata in fatto e in diritto”, sottolineando che nel caso di Ruffini non c’era stata “alcuna rimozione”, bensì un “normale avvicendamento aziendale”.

Per questo l’8 giugno scorso il consiglio di amministrazione aveva deciso all’unanimità il di Ruffini alla guida di RaiTre ma con “ogni più ampia riserva all’esito della decisione del reclamo”. Ora la nuova sentenza rafforza ancor di più la posizione del giornalista che, commentando la notizia, si è detto tutt’altro che sorpreso della sentenza che “ mi rende felice ma soprattutto dimostra che avevo ragione”.

Sulla decisione del tribunale si è espresso anche il presidente della , Paolo ribadendo che “le sentenze vanno rispettate”. Sulla vicenda è intervenuto anche il segretario della Federazione della stampa, : “Quella del Giudice di Roma sul caso Ruffini – ha detto Siddi – è più di una ordinaria sentenza. È una sanzione per l’azienda del servizio pubblico che da oggi ha una responsabilità in più: prendere atto che deve agire come una vera impresa, editoriale, di servizio e al servizio del pubblico, i cittadini italiani, e non degli interessi delle maggioranze o dei governi di turno. L’abbiamo sempre detto e lo ribadiamo oggi: la cosi non può andare avanti.”

Siddi ricorda, poi, anche gli altri casi simili: “Restituito l’onore e il diritto a esercitare la propria funzione a , ora occorre riparare, prima che il danno sia irrecuperabile, i tanti altri guai similari compiuti in questa stagione: lo spostamento, poi annullato per effetto della prima sentenza del giudice, di un altro grande professionista come Antonio a Tre, oggi ancora senza incarico equipollente, e le epurazioni da funzioni e ruoli di professionisti altrettanto seri come Tiziana Ferrario, Paolo Di Giannantonio, Massimo De Strobel, Piero Damosso dal Tg1. C’è un etica del lavoro e del servizio pubblico che deve essere recuperata. E ci sono professionisti che non possono essere cancellati. Anche per loro potrà esserci un giudice a Roma, piuttosto che a Berlino. Ma da oggi voltare pagina, prima di essere costretti dal giudice, è la via maestra per evitare che la vergogna continui”.

Neanche a dirlo arriva la notizia che i legali di Giovanni , storico corrispondente da Londra, hanno “appena presentato un d’urgenza contro la rimozione dalla sede di Londra per chiedere l’immediato come capo della sede di corrispondenza, riservandosi sulla possibilità di chiedere il risarcimento danni”.

Ad annunciare il , in una nota, è lo stesso giornalista. “Sono stato cacciato brutalmente pochi giorni fa – sottolinea – completamente a mia insaputa prima ancora di intavolare una trattativa sulla mia destinazione futura. Non mi hanno avvertito nemmeno a cose fatte. Non mi è stato proposto niente dalla fine di gennaio, quando il direttore generale Mauro mi convocò per annunciarmi che sarei diventato prima condirettore, e a seguire direttore di Rainews 24. Da allora non l’ho più sentito”.

Foto @claudiocaprara.it

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