Intercettazioni, Siddi: “Piccoli emendamenti inutili”

Il segretario dell'ordine Franco Siddi

Il segretario dell'ordine

Ancora non si conoscono esattamente gli emendamenti di modifica dell Alfano sulle , che già vengono bocciati dal sindacato dei giornalisti e dall’Associazione nazionale magistrati. Il pensiero dei due organi è chiaro: dei piccoli aggiustamenti al non bastano, è tutto l’impianto della legge che va cambiato.

In particolare il segretario della , , in un comunicato ha ribadito che “i numerosi emendamenti che sono già stati presentati alla Camera sul app0rovato dal Senato non possono trovare apprezzamento se si limitano ad una semplice riduzione del livello sanzionatorio”. Il messaggio è chiaro: non basta diminuire le sanzioni a giornalisti ed editori per mettere a tacere la protesta. La critica del segretario si concentra in particolare sulle sanzioni agli editori: “È opportuno – continua Siddi – che si rifletta attentamente sull’ipotesi di innovazione legislativa che vede l’introduzione di sanzioni pecuniarie a carico degli editori. Ancorché tali sanzioni fossero ridotte a termini irrisori, la norma resterebbe comunque iniqua e inaccettabile perché introduce un principio che altera irrevocabilmente il nostro sistema dell’informazione. Tutto il quadro normativo esistente si basa, infatti, sul principio della divisione tra la gestione amministrativa, che è di competenza dell’editore, e la gestione dell’informazione che è di competenza esclusiva dei giornalisti e dei direttori. Penalizzare gli editori per responsabilità che attengono esclusivamente ai giornalisti, significherebbe cancellare la separatezza di competenze e sottoporre i giornalisti al diretto controllo dei proprietari dei media”.

Su questo terreno – chiosa con fermezza Siddi – nessun emendamento, che non comporti la cancellazione della norma, può essere accettato”. Intanto la Federazione della Stampa non si limita a criticare il disegno di legge ma ha presentato alla Commissione giustizia della Camera una sua proposta che prevede, tra l’altro, l’istituzione di una “udienza filtro” e la creazione di un giurì per valutare in tempi rapidissimi le violazioni della privacy. Insomma il braccio di ferro tra giornalisti e governo va avanti.

Di sicuro c’è qualche scricchiolio ed imbarazzo tra le fila della maggioranza che, sulla materia, non è più così unita. Ad acuire la spaccatura stanno sicuramente influendo le manifestazioni di dissenso che si susseguono. In particolare deve aver lasciato il segno la giornata di silenzio dell’informazione andata in scena venerdì scorso. Una astinenza di notizie che, fa sapere la , ha avuto una adesione del 90%.

La giornata del silenzio dell’informazione – scrive la Federazione in un nota- è stata fragorosa. La protesta per un disegno di legge, quello sulle , che penalizza e vanifica il diritto di cronaca, impedendo a giornali e notiziari (new media inclusi) di dare informazioni sulle inchieste giudiziarie, comprese quelle della grande criminalità degli affari sporchi, oggi più di ieri non può essere ignorata dal Governo e dal Parlamento. La straordinaria adesione, ben oltre il 90 per cento, allo indetto dalla ha dimostrato che c’è un problema enorme posto dal , fatto di censura preventiva attraverso carcere per i giornalisti e pesanti multe per gli editori, che va ben oltre qualsiasi considerazione di natura corporativa”.

Pochissimi giornali – continua la nota – erano in edicola ma tutti, nei loro commenti sulle motivazioni dello , hanno ammesso che il di legge Alfano è sbagliato”. Stessa cosa dicasi per l’informazione in tv, radio e, per la prima volta della rete web. Insomma un vero successo tanto che il sindacato definisce “una giornata straordinaria di protesta che per il sindacato dei giornalisti significa lo più partecipato degli ultimi quindici anni”.

L’eco della portesta è arrivato anche oltre-confine tanto che gli osservatori di tutto il mondo hanno considerato il silenzio di venerdì una delle principali notizie dell’informazione mondiale: innumerevoli gli approfondimenti chiesti direttamente alla da primarie testate della Francia, della Germania, del Canada, dell’Argentina, degli Usa, della Colombia, della Corea del Sud, dell’Australia, del Venezuela, delle Gran Bretagna, del Belgio. Totale la solidarietà della Federazione mondiale (Ifj) e di quella europea dei giornalisti (Efj).

Foto @odg.sardegna.it

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