Fnsi, oggi la manifestazione anti-bavaglio
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Il logo Fnsi, organizzatrice della manifestazione
Il fulcro della protesta sarà a Roma, a piazza Navona, ma il no al Ddl andrà in scena in altre undici piazze in tutto il Paese e anche all’estero. Quelli che sono stati già ribattezzati i “presidi per la libertà di stampa” saranno a Milano, Torino, Padova, Bari, Palermo, Parma. Ma anche in provincia di Foggia, a Lucera, e di Ravenna, a Conselice. E, all’estero, ci saranno sit-in a Londra, davanti alla sede della Bbc, e Parigi, sulla scalinata dell’Operà Bastille.
Tantissime le adesioni arrivate alla Fnsi, organizzatrice dell’evento. Dalle più diverse associazioni a personaggi di spicco del giornalismo e della cultura italiana, dalla politica alla gente comune. Ci sarà il popolo viola, l’Arci, la Cgil, le associazioni “Articolo 21”, “Agende rosse” e “Libertà è partecipazione”. Tantissime le redazioni di giornali che hanno risposto all’appello della federazione. Molti anche i partiti politici, dal Pd alla Federazione della sinistra, da Sinistra ecologia e libertà all’Italia dei valori.
Sul palco di piazza Navona ci saranno giornalisti, costituzionalisti, attori, musicisti. Da Tiziana Ferrario e Marialuisa Busi, giornaliste del Tg1, a Stefano Rodotà, da Andrea Camilleri e Dario Fo (che interverranno telefonicamente) a Carlo Lucarelli e Dacia Maraini. Verranno raccontate le testimonianze di quelle persone che sono riuscite a trovare giustizia anche grazie al lavoro dei giornalisti: si parlerà delle morti di Federico Aldrovandi e di Stefano Cucchi, del G8 di Genova, del terremoto dell’Aquila, dei morti per l’amianto e della tragedia di Ustica.
Intanto, mentre si mettono appunto gli ultimi preparativi della manifestazione, dalle stanze della politica arriva la notizia che il testo del ddl sulle intercettazioni telefoniche arriverà in aula alla Camera il prossimo 29 luglio, dopo l’esame della manovra economica. A deciderlo la conferenza dei capogruppo di Montecitorio. Contraria l’opposizione che vede in questa decisione la volontà di comprimere i tempi della discussione e parla di forzatura.
Il governo, dunque, risponde con decisione alla protesta imminente, dimostrando di voler proseguire per la sua sua strada. Gli italiani, però, sembrano pensarla diversamente, se un sondaggio dell’istituto Demopolis, evidenzia che oltre due terzi della popolazione è contraria al ddl in discussione in Parlamento. Il 67% degli intervistati si dicono contrari alla approvazione del disegno di legge perché, i limiti all’uso delle intercettazioni previsti dal Ddl potrebbero ostacolare in parte l’efficacia delle indagini della magistratura”. Il 33% si dichiara favorevole perché l’eventuale approvazione porrebbe un freno alla violazione della privacy.
D’accordo con la maggioranza degli intervistati è anche Francesco Pizzetti, il garante della privacy, che ha parlato di intercettazioni nella sua relazione annuale al parlamento. Tra i tanti punti toccati nel suo discorso a Montecitorio, particolarmente interessante quello sul ddl: “Spostare oggettivamente il punto di equilibrio tra libertà di stampa e tutela della riservatezza, tutto a favore della riservatezza, può giustificare – ha detto Pizzetti – che da molte parti si affermi che, così facendo, si pone in pericolo la libertà di stampa”. Pizzetti che non è entrato nel merito del ddl che dovrà essere discusso dalla Camera, nel fare riferimento alla privacy ha comunque osservato che in questo provvedimento “ci si riferisce non alla tutela in concreto e rispetto a casi specifici di questo diritto, quanto piuttosto a una difesa anticipata, disposta in via generale e astratta, nei confronti di qualunque dato raccolto, nel presupposto, in ragione della natura dello strumento di indagine usato, debba sempre prevalere la tutela di questi dati perché raccolti nell’ambito di conversazioni tra persone”.
Pizzetti ha parlato di “una scelta impegnativa che, proprio perché effettuata in via generale e astratta, e prescindendo dal contenuto dei dati raccolti, sposta il cursore tutto a favore dei limiti della riservatezza” e a danno quindi della libertà di stampa”.
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