Archivi di Maggio 2010

Arriva la norma antiblogger nel Ddl sicurezza

Un logo di un blog

Un logo di un blog

Blogger e internauti sono avvertiti. Se il cosiddetto pacchetto sicurezza, appena approvato in Senato, diventerà legge dovranno fare molta attenzione a ciò che scriveranno sulle loro pagine web. Nel Ddl 733 è contenuto, infatti, un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC) identificato dall’articolo 50-bis, che riguarda la “repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”.

In base a questo emendamento, se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog o un sito internet a disobbedire o criticare una legge che ritiene ingiusta, i providers, ovvero i fornitori degli spazi sulla rete, dovranno bloccare le pagine incriminate. L’azione del provvedimento non sarà limitata dai confini nazionali: l’autorità potrà far oscurare un sito ovunque si trovi, anche all’estero.

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Premio Ischia, a John Simpson la XXXI edizione

Il giornalista della Bbc, John Simpson

Il giornalista della Bbc, John Simpson

La trentunesima edizione del premio Ischia interazionale di giornalismo ha un vincitore. Il suo nome è John Simpson, e nella vita è caporedattore per gli affari internazionali alla Bbc. L’importante riconoscimento è stato assegnato dalla giuria al cronista inglese per la grande qualità del suo giornalismo e per la sua capacità di raccontare con imparzialità e precisione i grandi avvenimenti del nostro tempo.

Insieme all’esperto Simpson è stato premiato anche il giovane studente Andrea Gerli, che si è aggiudicato la prima edizione del premio “Robert F. Kennedy Europe High School and University Journalism Award”.

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Santoro ci ripensa: “Non lascio la Rai”

Michele Santoro

Michele Santoro

Michele Santoro fa dietrofront. Il popolare conduttore di “Annozero”, che stava per abbandonare la televisione pubblica, resta in Rai. Lo ha annunciato oggi lo stesso giornalista attraverso un comunicato. Nella nota, il giornalista fa sapere che la trattativa - che prevedeva una buonuscita per il giornalista di diversi milioni di euro – non è andata a buon fine.

Alla base della retromarcia di Santoro le fughe di notizie che, dice il giornalista “hanno violato l’impegno di riservatezza indispensabile per un possibile accordo con la Rai favorendo interpretazioni fantasiose lesive della mia immagine”. “In questa situazione – continua la nota – non ha alcun senso continuare ad immaginare cambiamenti il cui scopo fondamentale era solo porre fine ad una vertenza giudiziaria e progettare nuovi format nell’interesse della Rai e del pubblico”.

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Il Ddl intercettazioni passa il vaglio della commissione giustizia del Senato. Dure proteste

Il ministro Alfano

Il ministro Alfano

Ddl Alfano, via libera della commissione Giustizia del Senato. L’approvazione è stata possibile solo alle tre del mattino, grazie anche a un segnale di apertura del governo. Un segnale, però, in cui l’opposizione ha una fiducia molto limitata. Il ministro della Giustizia in persona, Angelino Alfano, si è presentato ieri sera in Commissione per promuovere l’approvazione di un testo “aperto” a ulteriori modifiche.

È stata una proposta inaspettata e confermata dai capigruppo del Popolo della libertà alla Camera e al Senato, Fabrizio Cicchitto, Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello. Secondo il testo approvato ieri sera, comunque, i media non possono più pubblicare né le intercettazioni ordinate e raccolte dai pubblici ministeri che conducono le inchieste né il contenuto degli altri atti, con l’eccezione delle richieste e delle ordinanze di custodia cautelare, fino al termine delle indagini preliminari.

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Odg, la ricerca sui freelance inviato alle procure

Il logo dell'ordine dei giornalisti

Il logo dell'ordine dei giornalisti

L’Ordine dei giornalisti non si ferma all’indagine sui compensi ai giornalisti freelance. I “dati della vergogna”, contenuti nel dossier “Smascheriamo gli editori”, sono stati trasmessi a tutte le Procure generali della Repubblica perché valutino se nelle situazioni emerse siano configurabili ipotesi di reato.

La decisione è stata presa dal comitato esecutivo dell’Ordine, dopo che il 18 maggio aveva presentato l’inchiesta in un incontro a cui aveva partecipato il ministro Giorgia Meloni e diversi parlamentari. Gli onorevoli, già durante il convegno avevano annunciato una proposta di legge finalizzata a condizionare l’erogazione delle provvidenze concesse dallo Stato agli editori al rispetto del lavoro dei giornalisti. Da parte sua il ministro Meloni aveva confermato il pieno appoggio del governo a questa azione di moralizzazione avviata dall’Ordine dei giornalisti.

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La ricerca: comprare più pubblicità per apparire sui giornali

Una serie di giornali

Una serie di giornali

Come fare per avere più visibilità su un giornale? Basta comprare più pubblicità. La risposta è emersa da una ricerca sul rapporto tra pubblicità e copertura giornalistica condotta da Marco Gambaro, professore di Economia della comunicazione al dipartimento di Scienze economiche, aziendali e statistiche della Statale di Milano, e da Riccardo Puglisi, ricercatore dell’Università di Pavia.

Lo studio dimostra come l’acquisto di pubblicità da parte di un’azienda aumenta considerevolmente il numero di articoli dedicati a quella realtà. Il risultato può sembrare ovvio ma riporta in primo piano l’annoso problema del rapporto tra informazione e interessi economici. Un giornale deve pensare ad informare senza farsi condizionare da vendite o inserzionisti pubblicitari o deve concentrarsi sui risultati in edicola e quelli delle vendite degli spazi pubblicitari sacrificando a questo obiettivo qualche regola della buona informazione? L’etica professionale darebbe senza dubbio la prima risposta, la necessità di sopravvivenza economica suggerirebbe, invece, la seconda. La ricerca in questione sottolinea, ancora una volta, la prevalenza delle necessità economiche su tutte le altre.

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Turchia, giornalista condannato a 166 anni di carcere

Il giornalista curdo Vedat Kursun

Il giornalista curdo Vedat Kursun

Condannato a 166 anni e sei mesi di carcere. La straordinaria pena è stata inflitta a Vedat Kursun, giornalista ed editore del quotidiano curdo Azadiya Welat.

L’accusa che gli viene rivolta è di aver fatto apologia e propaganda all’organizzazione terroristica del Pkk. L’Azadiya Welat, che tradotto significa “l’indipendenza del madre patria”, è l’unico quotidiano curdo presente in Turchia. La quinta sezione della corte d’assise ha calcolato la pena sommando i 103 articoli in cui, secondo il tribunale, si sarebbe parlato in toni troppo entusiasti e positivi del Pkk, il Partito dei lavoratori del Kurdistan, che dal 1984 lotta per la creazione di uno stato indipendente.

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Giornalai: pronti a interrompere la vendita dei giornali

Un'edicola

Un'edicola

Le edicole sono pronte a smettere di vendere quotidiani e riviste se non cambia il sistema distributivo. A minacciare lo stop alle vendite, il presidente del Sindacato nazionale autonomo giornalai (Snag), Armando Abbiati, nel corso del 10° Congresso nazionale giornalai appena conclusosi a Firenze.

Secondo Abbiati, che rappresenta oltre 35 mila edicole in Italia, occorre un sistema distributivo “più libero”, ma “mancano i progetti”. Per questo, ha continuato il presidente dello Snag, “se la difficile situazione non cambia siamo pronti a valutare altri settori. Gli editori non sono gli unici imprenditori: venderemo altro, venderemo non questa carta”.

Un cambio di rotta che se si avverasse sarebbe epocale: da sempre nel nostro Paese le edicole sono il “regno” dei giornali, punto di riferimento per gli italiani che ancora vogliono leggere ed informarsi. Abbiati, però, è stato molto deciso: “basta promesse, sono 10 anni che ci promettono gli stati generali”. Poi ha invitato ad “avviare, contro una politica sempre nervosa, l’operazione sorriso” che riguardi ‘pezzi’ della filiera editoriale, dagli editori ai distributori. “E poi basta – ha continuato - con il dare agli edicolanti l’incubo della resa”.

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Fieg, una pubblicità per la pubblicità sui giornali

Il logo della Fieg

Il logo della Fieg

Una campagna pubblicitaria per sensibilizzare gli inserzionisti ad investire sui giornali. L’iniziativa della Federazione italiana editori (Fieg) punta a risollevare le sorti di un settore, quello della carta stampata, da tempo in grossa difficoltà. La campagna istituzionale è partita venerdì 14 maggio sulle pagine dei quotidiani e proseguirà nelle prossime settimane su quelle dei periodici. Il messaggio che la Fieg vuole far arrivare a piccoli e grandi inserzionisti è quello della convenienza di investire, oggi più che ieri, sulla carta stampata.

La campagna ricorda gli insostituibili vantaggi dei giornali quotidiani e periodici, quanto mai vitali, anche grazie alla integrazione sempre più diffusa con gli altri media. La pubblicità, curata dall’agenzia TBWA Italia, sottolinea la grande visibilità della comunicazione pubblicitaria sulla carta stampata e la sua capacità di raggiungere efficacemente sia il grande pubblico dei lettori che singoli target, in funzione delle abitudini di lettura, delle passioni, degli interessi. Caratteristiche che rendono la stampa veicolo ottimale per i messaggi pubblicitari.

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Ddl intercettazioni. Anche gli editori alzano la voce

Un momdnto di un intercettazione

Un momdnto di un intercettazione

Anche gli editori si schierano contro il disegno di legge Alfano sulle intercettazioni telefoniche. L’appello accorato a “ripensarci” arriva dallo scenario del Salone internazionale del libro di Torino. Una richiesta letta un po’ a sorpresa di fronte al pubblico della Sala gialla della manifestazione dove stava andando in scena una tavola rotonda con Rosy Bindi e Gustavo Zagrebelsky sulla laicità e la chiesa. A presentarlo, al tavolo, prima del dibattito, sono stati Stefano Mauri del Gruppo GSM e Giuseppe Laterza.

Per i firmatari il disegno di legge 1425 non colpisce solo i giornalisti e i quotidiani, ma tutta l’editoria. “Così com’è – si legge nell’appello -, la legge rischia di compromettere un diritto dei cittadini, tutelato dalla nostra Costituzione, quello di informazione e di critica. Inoltre la legge in discussione in Parlamento aggancia il divieto di pubblicazione ad una altra legge esistente (la n.231 del 2001) relativa alla disponibilità amministrativa delle imprese per reati commessi dai dipendenti nell’interesse aziendale. Con il risultato – continua l’appello – di inasprire le sanzioni previste sia per i giornalisti, fino a 20.000 euro, sia per gli editori, fino a 465.000 euro, e di spingere gli stessi ad un controllo preventivo sull’operato di giornalisti e autori”.

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