Cassazione, rubare fascicoli per inchieste giornalistiche non è reato

cassazioneRubare di atti di processi per dimostrare il malfunzionamento dei pubblici uffici e dei tribunali si può fare, purché la rimozione sia assolutamente “momentanea” e non si configuri alcuna “”. È la 4699 del 2010 con cui la sesta sezione della ha prosciolto un e un di , dall’accusa di “violazione della pubblica custodia di cose”.

Non si può, però, invocare il diritto di cronaca se per documentare la sua inchiesta il si rende egli stesso responsabile di reati. I due cronisti in questione, infatti, sono stati assolti solo perché la rimozione dei e la ricollocazione all’interno dell’armadio stesso erano stati immediati così da dare all’ un “fine dimostrativo e sociale” che è quello che dovrebbero avere tutte le inchieste.

La conferma quella emessa dal gup di nel luglio del 2008, che aveva assolto i cronisti con le stesse motivazioni La decisione, però, fa discutere ed è stata duramente contrastata dalla Procura di , secondo la quale dare l’ok a questo tipo di inchieste rappresenterebbe un precedente pericoloso perché di questo passo sarebbero da giustificare anche “le rapine volte a saggiare l’adeguatezza dei sistemi di sicurezza o della reazione di polizia”.

La , pur condividendo le argomentazioni della Procura, si è vista costretta a respingere il ricorso perché “emerge dalla stessa una condotta che, nella sua materialità di riferita assoluta immediatezza, non è riconducibile alla nozione normativa di , difettando anche quella rimozione ritenuta sufficiente ad integrare il ”.

Detto questo, però, la Suprema Corte aggiunge che i giornalisti non possono “creare la notizia” sottraendo essi stessi i dagli armadi e documentando le varie fasi del blitz. Perché il “fine dimostrativo e sociale – riporta la il punto di vista della Procura – non giustifica qualsiasi azione perseguita al fine di darne conto sulla stampa”.

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