La Cassazione va incontro ai giornalisti: due sentenze favorevoli

Cassazione “amica” dei giornalisti. Negli ultimi giorni i giudici della corte suprema hanno emesso due sentenze che favoriscono i cronisti e che li aiuteranno nello svolgimento del loro lavoro. Le sentenze in oggetto sono la numero 39706 e la 40408. La prima sancisce il diritto di chiunque ad accedere ai provvedimenti e alle procedure in corso nella pubblica amministrazione, sbriciolando in un colpo solo uno dei principi più discussi della nostra democrazia, il segreto d’ufficio sugli atti amministrativi. La seconda, invece, riconosce il diritto dei giornalisti alla “libera interpretazione dei fatti” nel riportare una notizia, anche quando questa comporti “una certa dose di provocazione”.

Due decisioni importanti per i cronisti, che potranno portare ad una semplificazione rilevante nello svolgimento della professione. La sentenza 39706, infatti, elimina il discusso “segreto d’ufficio” che impediva ai cittadini di accedere a documenti pubblici ritenuti “riservati” ed ai giornalisti di pubblicarli. La decisione dei giudici del “Palazzaccio” ha rovesciato il principio, ammettendo una sola eccezione, vale a dire quando il segreto d’ufficio è imposto dalla legge. In quei casi, solo il cittadino che ha un concreto interesse nella pratica potrà accedervi.

La rivoluzionaria sentenza arriva alla fine di un procedimento che vedeva coinvolto un consigliere del comune di Bologna, Lorenzo Tomassini, finito sotto inchiesta per aver rivelato alla stampa documenti riservati riguardo alla gestione di una casa di riposo del capoluogo emiliano, Villa Salus. I Consiglieri comunali, secondo i giudici supremi, svolgono attività di controllo e per questo hanno la possibilità di rivelare ai media documenti e comunicazioni di natura riservata, altrimenti si finirebbe con il “bloccare ogni azione di opposizione politica all’operato degli organi di governo”.

La sentenza 40408, d’altro canto, riconosce alla stampa il ruolo cruciale di controllo nella società democratica “anche nell’informare il pubblico del funzionamento del sistema pubblico”. Per questo permette al giornalista la “personale interpretazione” dei fatti assegnandogli il valore di “esimente”, a patto che “le espressioni utilizzate non scivolino in insulti”.

La decisione della V Sezione penale riguarda un giornalista accusato di diffamazione perché aveva scritto, in occasione di una ispezione subita da un Istituto autonomo delle case popolari da parte di incaricati del ministero del Tesoro che “il presidente dell’Ente avrebbe invitato i dipendenti a tenere un atteggiamento di ostracismo nei riguardi degli ispettori”. La procura di Palermo aveva sostenuto che quella libera interpretazione sul “comportamento ostruzionistico” fosse offensiva e meritevole di condanna. Nell’assolvere il giornalista la corte di Cassazione ha affermato che “la critica che si manifesti attraverso l’esposizione di una personale interpretazione ha valore di esimente” e questo perché “la critica costituisce attività speculativa che non può pretendersi asettica e fedele riproposizione degli accadimenti reali ma, per sua stessa natura consiste nella rappresentazione critica di questi ultimi e, dunque, in una elaborazione che conduce ad un giudizio che, in quanto tale, non può essere rigorosamente obiettivo e imparziale, siccome espressione del retroterra culturale e politico di chi lo formula”.

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