Venezuela, Chavez applica la censura contro radio e tv non governative
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Hugo Chavez come Mahmud Ahmadinejad. Il Venezuela come l’Iran. Ad unire i regimi dei due presidenti così lontani geograficamente, l’utilizzo di una dura censura mediatica. La denuncia arriva dall’associazione Reporter sans Frontières, l’organizzazione per la libertà di stampa nel mondo.
Secondo Rsf il governo di Chávez sta adottando drastiche misure per limitare l’attività di canali non statali. In particolare è finita nel mirino della censura Globvisiòn, canale televisivo privato di informazione, che rischia il ritiro della concessione a trasmettere via etere. Ma una “valutazione di legalità” sta già riguardando ben 240 stazioni radio.
Secondo Reporter senza frontiere le modifiche legislative e regolamentari annunciate in queste ultime settimane dal governo venezuelano, al solo scopo di punire i mass media per una linea editoriale giudicata contraria agli scopi governativi, sarebbero molto pericolose. “Queste manovre legislative regolamentari e giudiziarie – denuncia l’organizzazione – recano l’obiettivo di “proteggere la salute mentale” della popolazione. Le norme e le leggi, che un governo cambia o interpreta nuovamente per imporre ciò che giudica essere la sola verità mediatica possibile, sono soltanto gli strumenti di una crociata ideologica iniziata già da tempo. Chiamiamo il governo a sospendere le misure contrarie ai principi costituzionali fondamentali ed alla giurisprudenza interamericana in materia di libertà d’espressione”.
Accusata “di terrorismo mediatico” dai sostenitori di Chavez, la rete televisiva Globovisión è oggetto di una vera campagna di denigrazione riflessa da alcuni mass media pubblici. Inltre da luglio è stata presa di mira da cinque procedure amministrative che ne minacciano la diffusione dei programmi. Il 17 luglio 2009, poi, è cominciata la valutazione della legalità della diffusione di 240 stazioni radio. Circa il 40% del paesaggio radiofonico è interessato da questa vasta revisione. La chiusura possibile delle frequenze giudicate illegali dal governo si accompagnerebbe alla battitura dell’attrezzatura di trasmissione e dal divieto di diffusione per cinque anni per chi fosse giudicato irregolare.
Nonostante le proteste della Camera di radiodiffusione venezuelana, il ministro Diosdado Cabello ha escluso ogni concertazione con un paesaggio radiofonico qualificato come “oligarchico”. I rappresentanti dei mass media non hanno neppure avuto la possibilità di difendere pubblicamente il proprio caso ed i criteri di revisione delle frequenze non sono stati resi pubblici.
Giugno 25th, 2011 at 2:05 pm
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Giugno 27th, 2011 at 11:25 am
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