Visita Hu Jintao a Venezia. Aggrediti fotoreporter

I metodi repressivi delle forze dell’ordine cinesi sono arrivati anche in Italia. A saggiare le maniere forti del servizio d’ordine cinese sono stati alcuni fotoreporter italiani che seguivano la visita di Hu Jintao a Venezia. Insultati, spintonati e presi a calci per impedire di fotografare e riprendere il presidente della repubblica popolare a Piazza San Marco e tra i canali veneziani.

Il fattaccio è accaduto durante la passeggiata di Hu Jintao e moglie lungo la riva degli schiavoni. Mentre il corteo presidenziale sostava sul ponte della Paglia, con prospettiva sul ponte dei Sospiri, i fotogiornalisti italiani sono stati tenuti a distanza con le cattive dal personale di sicurezza cinese, mentre i fotografi dagli occhi a mandorla, hanno avuto libero accesso agli scatti della coppia presidenziale.

Contro l’accaduto si è espresso duramente l’ordine dei Giornalisti del Veneto, che ha espresso solidarietà ai colleghi fotoreporter “che sono stati oggetto di atti di intimidazioni e violenza da parte di alcuni poliziotti cinesi e di un esponente delle forze dell’ordine italiane, addetti alla sicurezza del presidente della repubblica popolare cinese in visita a Venezia”. “Un fotoreporter è stato preso a calci – continua la nota dell’Ordine – altri sono stati insultati, spinti e strattonati. Ai colleghi è stato impedito di fare il proprio lavoro, ovvero di documentare fotograficamente la visita del presidente durante la passeggiata a San Marco, mentre ai fotografi e giornalisti cinesi è stato consentito di seguirlo da vicino, ritraendolo in ogni posa possibile e registrando tutte le sue dichiarazioni”.

“Si tratta di un fatto grave – denuncia il presidente dell’Ordine regionale, Gianluca Amadori – accaduto peraltro in un momento in cui non vi erano situazioni di pericolo, né tensioni. È un episodio inaccettabile e presenteremo formale protesta per il trattamento riservato ai giornalisti, sollecitando l’apertura di un’inchiesta”. Piena solidarietà ai giornalisti coinvolti è stata espressa dal sindacato nazionale dei giornalisti, la Fnsi, e dall’associazione Articolo21.

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