Iran, annullata la giornata di protesta dei giornalisti contro la censura

Doveva essere il giorno della grande protesta dei giornalisti iraniani contro la censura imposta dal regime di Mahomud Ahmadionejad. Invece la giornata di ieri è trascorsa con le ormai solite limitazioni alla libertà di stampa. Il giornale “Sedaie Edalat” (La Voce della Giustizia) così come “Etemad Melli” (Fiducia del Popolo) non sono potuti uscire. Secondo fonti della radio iraniana Radio Farda, anche il giornale “Hayate Nou” (Nuova Vita) non è andato in vendita.

La protesta è stata annullata dagli stessi giornalisti locali che, per bocca della presidentessa del sindacato di categoria, Badr Sadat Mofidi, hanno detto di non scendere in piazza in segno di solidarietà con i colleghi incarcerati dal regime e per denunciare la presenza costante della polizia nelle redazioni e nelle tipografie.

“Si è creato un grave problema di sicurezza per i cronisti incarcerati – ha detto la Sadat Mofidi in un’intervista a Radio Farda – ed è aumentata la paura di nuovi arresti fra quelli che avrebbero partecipato alla protesta”. La giornalista ha aggiunto che la decisione è stata presa dopo una telefonata intimidatoria giunta al sindacato e ha ribadito che le forze di sicurezza controllano costantemente le tipografie, senza alcun mandato della magistratura, e intervengono con censure e in alcune occasioni impediscono la stampa delle testate.

A Teheran intanto le ondate di arresti, la rete e le vie di comunicazioni messe sotto controllo, insieme alle dichiarazioni del regime che i controlli effettuati sulle schede elettorali hanno confermato il responso delle urne, hanno un po’ calmato gli entusiasmi in chi aveva fiducia che la “rivoluzione” di strada e insieme a quella tecnologica potessero portare dei risultati.

Fortunatamente, però, sulla situazione iraniana continuano ad arrivare condanne da ogni parte del pianeta: Reporter senza frontiere ha definito l’Iran “il più grande carcere di giornalisti al mondo”.

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