Crisi mondiale editoria, 1400 tagli al gruppo editoriale Gannett e scioperi in Grecia

La crisi del settore editoriale non conosce confini. Ogni giorno arrivano notizie di scioperi, chiusure di mezzi di comunicazione e stati di crisi dalle parti più disparate del mondo. Le ultime notizie, in ordine di tempo, arrivano dalla Grecia e dagli Stati Uniti.

Nella penisola ellenica i cronisti hanno incrociato le braccia per la seconda volta nelle ultime settimane, per protestare contro la chiusura del gruppo che stampava il quotidiano conservatore “Eleftheros Typos” e per invitare governo, partiti politici e imprenditori ad “assumersi le proprie responsabilità”. Lo sciopero di tre ore è avvenuto ieri su invito dall’Associazione dei giornalisti ateniesi (Eshea) ed è culminato con una dimostrazione davanti al parlamento. L’astensione dal lavoro fa seguito, ad una settimana di distanza, ad un altro sciopero di 24 ore che ha coinvolto tutti i media nazionali, dopo che i proprietari della testata avevano annunciato l’improvvisa messa in liquidazione del gruppo cui faceva capo il quotidiano, un supplemento settimanale e una radio, giustificandola con difficoltà economiche. In tutto oltre 450 le persone perderanno il posto di lavoro.

In un comunicato l’Eshea ha sottolineato che “i giornalisti e i dipendenti dei media non vogliono diventare i capri espiatori di giochi affaristici”. Il governo ellenico ha espresso disappunto per la chiusura del giornale, mentre sostegno alla causa di “Eleftheros Typos” è giunto dall’Associazione della stampa estera.

Dall’altra parte del mondo, in America, altre 1.400 persone si trovano nella stessa situazione dei colleghi greci. Il gruppo Gannett, il più grande gruppo giornalistico-editoriale degli Stati Uniti, cui fa capo il quotidiano nazionale Usa Today, ha annunciato una ristrutturazione dei suoi giornali locali che porterà ad una riduzione complessiva di 1.400 dipendenti. Il presidente del gruppo, Robert Dickey, in un messaggio al personale pubblicato da diversi giornali del gruppo, ha precisato che la riduzione si è resa necessaria in ragione “delle condizioni economiche difficili e del loro impatto sulla raccolta pubblicitaria”.

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