Liberata Roxana Saberi. Si spera ancora per Amanda Lindhout
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Le è stata inflitta la minor pena possibile per il reato di spionaggio. Si è passati dall’accusa di “cooperazione con un paese ostile” a quella di “raccolta e trasmissione di informazioni atte a minacciare la sicurezza del paese”.
Per l’Iran duque gli Stati Uniti non sono più considerati un paese ostile. Potrebbe essere un primo segnale di distensione nei confronti del neopresidente americano ed il suo impegno per l’apertura di un dialogo. Lo stesso Obama aveva più volte richiesto il rilascio della Saberi. L’arresto della giornalista, del resto, era sembrato fin dall’inizio solo un pretesto: una pedina al centro di delicati equilibri tra Iran e Stati Uniti.
L’avvocato che ha difeso la Saberi, Abdolsamad Khorramshah, ha giudicato corretta la decisione della corte nei confronti della sua cliente: “Ha commesso un errore, entrando in possesso di documenti che non avrebbe dovuto vedere. Ma non c’è stato nessun passaggio di informazioni riservate.”
Il legale ha riferito anche sulle condizioni della giornalista: “E’ di buon umore. Potrebbe lasciare l’Iran la prossima settimana, ma non è ancora sicuro. Ci sono delle cose di cui deve occuparsi. L’unica cosa che conta, però, è che non deve affrontare nessuna restrizione legale per la sua partenza”. Infine il legale a tenuto a precisare che le influenze politiche non hanno avuto rilevanza in questa vicenda: “Il cambiamento nel verdetto non dipende da considerazioni politiche, ma da una differente interpretazione prettamente legale”, ha sottolineato.
Il suo arresto risale al 31 gennaio scorso, poi la condanna in primo grado, quindi le richieste di scarcerazione da tutto il mondo. Nell’ultimo periodo di reclusione, la Saberi aveva anche iniziato uno sciopero della fame, per ottenere il rilascio. Adesso è libera e ha dichiarato di stare bene e di voler tornare a casa al più presto.
Per una storia a «lieto fine», tante altre ancora sospese in giro per il mondo. Sembrano esserci novità dalla Somalia per la giornalista canadese Amanda Lindhout e il suo collega australiano Nigel Brennan, rapiti da un commando di banditi il 23 agosto scorso sulla strada che unisce Mogadiscio ad Afgoi. I due avrebbero tentato la fuga e, prima di essere imprigionati nuovamente, sono stati visti a Mogadiscio.
Alcune fonti hanno fatto trapelare l’indiscrezione che la Lindhout potrebbe essere rimasta incinta in seguito a ripetute violenze sessuali subite dai rapitori. Le notizie però sono contrastanti, visto che una fonte del Corriere della Sera, in contatto con un componente della squadra dei rapitori, avrebbe affermato che la Lindhout non è in attesa e che entrambi i giornalisti stanno bene.
Per il loro rilascio sarebbe stato richiesto un riscatto, ma le trattative procedono a rilento. La diplomazia continua a lavorare incessantemente per la loro liberazione.

