Liberata Roxana Saberi. Si spera ancora per Amanda Lindhout

Roxana Saberi è libera. Da ieri ha lasciato il di Evin nel quale era detenuta dal 31 scorso. In appello, infatti, la pena applicata alla giornalista irano-statunitense è stata ridotta da 8 a 2 anni e, grazie alla condizionale, è stata sospesa. La giornalista così ora è libera a tutti gli effetti e può lasciare l’Iran quando vuole.

Le è stata inflitta la minor pena possibile per il di . Si è passati dall’ di “cooperazione con un paese ” a quella di “raccolta e trasmissione di atte a minacciare la sicurezza del paese”.

Per l’Iran duque gli Stati Uniti non sono più considerati un paese . Potrebbe essere un primo segnale di distensione nei confronti del neopresidente americano ed il suo per l’apertura di un . Lo stesso Obama aveva più volte richiesto il della Saberi. L’arresto della giornalista, del resto, era sembrato fin dall’inizio solo un pretesto: una pedina al centro di delicati equilibri tra Iran e Stati Uniti.

L’ che ha difeso la Saberi, Abdolsamad Khorramshah, ha giudicato corretta la decisione della corte nei confronti della sua cliente: “Ha commesso un errore, entrando in possesso di documenti che non avrebbe dovuto vedere. Ma non c’è stato nessun passaggio di riservate.”

Il legale ha riferito anche sulle condizioni della giornalista: “E’ di . Potrebbe lasciare l’Iran la prossima settimana, ma non è ancora sicuro. Ci sono delle cose di cui deve occuparsi. L’unica cosa che conta, però, è che non deve affrontare nessuna restrizione legale per la sua partenza”. Infine il legale a tenuto a precisare che le influenze politiche non hanno avuto rilevanza in questa vicenda: “Il cambiamento nel verdetto non dipende da politiche, ma da una differente interpretazione prettamente legale”, ha sottolineato.

Il suo arresto risale al 31 scorso, poi la condanna in primo grado, quindi le richieste di scarcerazione da tutto il mondo. Nell’ultimo periodo di reclusione, la Saberi aveva anche iniziato uno sciopero della fame, per ottenere il . Adesso è libera e ha dichiarato di stare bene e di voler tornare a casa al più presto.

Per una storia a «lieto fine», tante altre ancora sospese in giro per il mondo. Sembrano esserci novità dalla Somalia per la giornalista canadese e il suo colle­ga australiano , da un comman­do di banditi il 23 agosto scorso sulla strada che unisce Mogadiscio ad Afgoi. I due avrebbero tentato la fuga e, prima di essere imprigionati nuovamente, sono stati visti a Mogadiscio.

Alcune fonti hanno fatto trapelare l’indiscrezione che la Lindhout potrebbe essere rimasta incinta in seguito a ripetute subite dai rapitori. Le notizie però sono contrastanti, visto che una fonte del Corriere della Sera, in contatto con un componente della squadra dei rapitori, avrebbe affermato che la Lindhout non è in attesa e che entrambi i giornalisti stanno bene.

Per il loro sarebbe stato richiesto un , ma le trattative procedono a rilento. La diplomazia continua a lavorare incessantemente per la loro liberazione.

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