Cda del Gruppo Espresso, De Benedetti confermato presidente. Approvato il bilancio del primo trimestre 2009: “2,5 milioni di perdite”
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L’assemblea editoriale del gruppo Espresso ha rinnovato il suo Consiglio di amministrazione. Confermati Carlo de Benedetti alla presidenza e Monica Monardini come amministratore delegato. Il nuovo Cda del gruppo editoriale l’Espresso sarà composto da 11 consiglieri che hanno nominato il Comitato per la Remunerazione e il Comitato per il Controllo interno. I nuovi consiglieri sono: Agar Brugiavini (indipendente), Carlo De Benedetti, Rodolfo De Benedetti, Giorgio Di Giorgio (indipendente), Francesco Dini, Sergio Erede, Mario Greco (indipendente), Maurizio Martinetti, Monica Mondardini, Tiziano Onesti (indipendente) e Luca Paravicini Crespi (indipendente).
Lascia invece il Cda del gruppo Marco Benedetto, ex amministratore delegato e fino ad oggi vice presidente.
Nella prima riunione, subito dopo l’assemblea, il nuovo Cda ha nominato il Comitato per la Remunerazione di cui fanno parte il presidente, il consigliere non esecutivo Rodolfo De Benedetti e tre consiglieri indipendenti Agar Brugiavini, Mario Greco e Luca Paravicini Crespi.
Del comitato per il Controllo Interno fanno parte i cinque consiglieri indipendenti: Agar Brugiavini, Giorgio Di Giorgio, Mario Greco, Tiziano Onesti e Luca Paravicini Crespi. Sono state avviate anche le operazioni di riorganizzazione del Gruppo con le fusioni per incorporazione delle società EAG, Edizioni Nuova Europa, Editoriale La città di Salerno in Finegil editoriale e delle società Rotonord e Saire in Rotocolor. Approvata la proposta del progetto di fusione per incorporazione di altre due società Cps Spa (che svolge attività di “preparazione stampa”) e Selpi Spa (intermediazione dei prodotti per il mercato editoriale in genere) nella stessa Gruppo Editoriale L’Espresso Spa.
Il cda ha provveduto a dare esecuzione ai piani di stock option 2009 approvati dall’assemblea. “In particolare il Consiglio, utilizzando parzialmente la delega dell’assemblea conferita il 26 aprile 2006, ha deliberato un aumento di capitale di massimi 1.018.500 euro di valore nominale mediante l’emissione di nuove 6.790.000 azioni ordinarie al servizio del Piano di stock option straordinario 2009 e un aumento di capitale di massimi 750.000 euro di valore nominale mediante emissione di nuove 5.000.000 di azioni ordinarie al servizio del Piano di stock option 2009. I piani di stock optione – spiega la nota del Cda – hanno l’obiettivo di fidelizzare le persone chiave nella conduzione degli affari del Gruppo e di fornire un incentivo”. Il cda ricorda che “l’esercizio delle opzioni, che sono attribuite gratuitamente, non è subordinato al raggiungimento di determinati rsultati economico-finanziari, ma prevede come condizione essenziale il permanere del rapporto di lavoro con la società o società controllate”. Il prezzo del nuovo Piano 2009 “sarà deternminato dal presidente” del cda.
Il nuovo cda ha anche provveduto ad approvare i conti del primo trimestre 2009: il gruppo L’Espresso ha registrato un risultato netto consolidato negativo per 2,5 milioni di euro contro un utile di 10,5 milioni nello stesso periodo dell’esercizio 2008. Il fatturato si è invece attestato a 215 milioni in calo del 18% rispetto ai 262,3 milioni del primo trimestre 2008.
Questi risultati “confermano la drastica riduzione degli investimenti pubblicitari e non lasciano intravedere, allo stato attuale, alcun segnale di ripresa in un contesto generale che resta di forte incertezza, favorendo la riduzione degli investimenti o il loro rinvio”. E’ il commento, contenuto in una nota, del gruppo ai dati in rosso del primo trimestre 2009. Proprio sulla base di questi risultati “è evidente la necessità di realizzare ulteriori azioni di contenimento dei costi, a partire da una semplificazione societaria e organizzativa e da una significativa reingegnerizzazione dei processi”.
Nel corso dell’assemblea il presidente De Benedetti ha anche smentito qualsiasi cambiamento ai vertici del quotidiano “La Repubblica”: “L’anno scorso sono circolate ipotesi di un cambiamento della direzione di Repubblica. Sono tutte ipotesi assolutamente infondate” – ha detto – “nel giornale regna un clima di stabilità” e il rapporto tra l’editore e la direzione è ispirato ad una “trasparenza totale”. L’attuale direttore è “uno straordinario direttore, di cui siamo soddisfatti, e i dati del primo trimestre non sono imputabili al giornale”, ha specificato.
De Benedetti si è quindi detto molto soddisfatto anche del fatto che alcuni giornalisti e manager di Repubblica siano cercati da altre aziende: “Significa che questa è una buona scuola, è un gruppo che sa generare una buona qualità di manager e giornalisti. Ne siamo particolarmente fieri”.
Maggio 12th, 2010 at 9:30 am
Corre voce che Franco Manzitti (già redattore capo di Repubblica a Genova) abbia rovinato sulle piste da sci fracassandosi mezza schiena.
Franco Manzitti per la verità non cade solo sulle nevi ma cade di brutto – ahinoi – anche sulla deontologia professionale. Leggete st’avvilente storiaccia tratta dal portale Indymedia al link:
http://piemonte.indymedia.org/article/8579
“La Repubblica (CIR Group): ecco come funziona la fabbrica del fango”.
Palazzo di Giustizia di Genova, P.zza di Portoria 1. Da qualche parte forse potrebbe esserci un “Armadio della vergogna”. Quello – per intenderci – dove vengono riposti i fascicoli scomodi e da tenere al riparo da occhi indiscreti. I ripiani austeri (e sempre alquanto incustoditi) di questo archivio pare vomitino periodicamente faldoni che dovrebbero rimanere sopiti per molto tempo ancora.
Di alcuni dossier scottanti abbiamo già dato conto in alcuni precedenti articoli proprio quì su Indymedia. S’ha motivo di ritenere che un cantuccio dello sgabuzzino segreto di P.zza Portoria, sia proprio riservato a lui: Altana Pietro. La spia del Sismi (servizio segreto militare) che è andato a battere nei centri sociali in cerca di informazioni. I giudici genovesi hanno scoperto che sotto le mentite spoglie del giornalista spiava anche società dell’alta finanza (vedi C.I.R. di De Benedetti, ENI, Fiat, Telecom, Impregilo, etc), banche (Banca Carige, Mediobanca, etc, ), e la crema degli avvocati e fiscalisti (Roppo & Canepa, Bonelli, Carbone, Uckmar & C.). Come alcuni articoli del Secolo XIX e di Milano Finanza hanno rivelato, Altana ha tenuto d’occhio pure gli iraniani di Irasco in cerca di armi, roba nucleare e altro (v. link correlati a margine dell’articolo). Inutile negarlo. Le procure di mezz’Italia han vissuto per anni nella psicosi che il servizio segreto militare spiasse anche magistrati e giudici, più che naturale che procura genovese abbia riservato ad Altana una particolare attenzione. Non è affatto casuale che un magistrato come Anna Canepa, esponente di punta di Magistratura Democratica (MD è stata la prima a denunciare il dossieraggio del Sismi sui giudici) vada il merito di aver chiesto l’arresto dell’agente del Sismi. Tra l’altro, vedete com’è bizzarro il destino, il magistrato Anna Canepa è anche sorella di Paolo Canepa uno degli avvocati spiati dal Sismi, inoltre putacaso lo Studio Legale Vincenzo Roppo & Paolo Canepa è pure consulente di C.I.R. e della Fam. De Benedetti Ci sarebbe di che notiziare anche il CSM (sempre che CSM non significhi Ciechi Sordi Muti).
Comunque dall’Armadio della vergogna ora salta fuori n’altra storia totalmente inedita sullo strano e chiacchierato 007. Stravagante quanto tragicomica. Altana ha così tanto rotto i coglioni ad una certa lobby genovese, che la stessa pare abbia deciso di fare quadrato per toglierselo una volte per tutte dai coglioni. La storia – dai contorni decisamente grotteschi e surreali – vien descritta dallo stesso Altana Pietro in un dettagliato esposto/querela depositato presso la Procura della Repubblica di Genova il giorno 20 giugno 1997 (trovate il documento di seguito come allegato pdf). Altana racconta che nel 1994 a seguito della denuncia della società Coeclerici Spa (shipping company che lo stesso agente denuncia per spionaggio) lo stesso è stato oggetto di querela per intercettazioni telefoniche abusive e spionaggio. Alessandro Perugini (noto centravanti di sfondamento del G8) e un manipolo di agenti della Digos di Genova son piombati nel suo ufficio portandogli via computer e kili di documenti. Dopo qualche mese tutto viene però archiviato. I giudici genovesi sentenzieranno esserci stata nessuna intercettazione e alcun spionaggio. L’agente segreto però viene condannato dalla procura genovese a 8 mesi di reclusione per aver diffamato la società che l’ha denunciato per spionaggio: Coeclerici Spa (un articolo del giornalista Manlio Di Salvo sul Secolo XIX viene ritenuto diffamatorio dai giudici). Dell’assoluzione per spionaggio nessuno parlerà e prenderà corpo invece una pesante campagna stampa contro lo spione del Sismi. Titola Repubblica: “Spiata via fax l’alta finanza, interceptor ruba i segreti di aziende ed avvocati … Lo spione elettronico è passato attraverso le centraline, aveva un complice aggancio alla SIP” . “Storia di spionaggio industriale, probabilmente internazionale… corrispondenze delicatissime venivano deviate dai trucchetti tecnologici”. “Parla Interceptor, ce l’ho solo con Coeclerici” (Massimo Razzi – Il Lavoro- Repubblica 20 e 23 dicembre 1994).
Direte voi: è normalissimo e fisiologico sputtanamento. Se l’agente Sismi spia C.I.R. (una delle aziende dell’alta finanza attenzionate dal Sismi) è giusto che Carlo De Benedetti scateni contro i suoi scagnozzi di Repubblica. Il discorso non fa una grinza. Lo sfigato del Sismi allora che fa? S’organizza e attenziona anche Franco Manzitti (all’epoca direttore della sede genovese di Repubblica). E scopre che Paolo Clerici (numero uno del Gruppo Coeclerici Spa) e qualche avvocato hanno fatto pressioni su Franco Manzitti per gettargli palate di fango addosso. In una lettera riservata inviata da Manzitti ad un noto avvocato d’affari genovese (che il Sismi acquisisce) il redattore capo di Repubblica scrive: “Caro Franco, mi scuso per non esser riuscito ad arrivare al tuo ricevimento di sabato a Sant’Ilario, e mi scuso tanto anche con tua moglie, ma in questo momento come tu sai son preso dalle solite “grane” di questo ingrato giornale. Ti informo, comunque, che l’intervista di Dabove, come mi hai richiesto, non verrà pubblicata. Franco Manzitti”.
In quei giorni si compie una curiosa operazione immobiliare. La società CoeClerici (quella che ha denunciato per spionaggio l’agente) cede all’avvocato (l’avvocato di Sant’Ilario a cui ha scritto Franco Manzitti) un lussuoso e prestigioso immobile nel centro di Genova. Sito in Via Martin Piaggio civico 17/7-8. Una cosuccia di poco conto composta da 30 vani + balconi + cantine e pertinenze, situatata a ridosso di Villetta Di Negro (vicino P.zza Corvetto). In una corrispondenza riservata della società Bulkitalia (società del Gruppo CoeClerici) – che il Sismi acquisisce e che Altana fa avere ai giudici genovesi – si legge: “Allego fotocopia assegni circolari rilasciatimi da Bonelli per complessive lire 245.000.000 che ho dato in originale a Ragusa, e corrisposti a titolo di caparra in conto prezzo. Penso che sul prezzo di vendita non ci siano problemi, l’importo della locazione di Via Padre Santo a Bonelli, è sempre stato veramente molto modesto. Ma si sa … i piaceri vanno ricambiati. Limiterei la diffusione della scrittura dandone una copia a Pulcini (preliminare di vendita) di cui trattengo io l’originale. Saluti. Emanuele Zanotti”.
Come su riportato c’è di mezzo un“Guglielmo Dabove”. In effetti Altana Pietro era conosciuto negli ambienti dei giornali con questo stravagante pseudonimo. Qualche tempo prima aveva ricevuto nel suo ufficio il giornalista Massimo Razzi per una intervista di replica agli articoli di Repubblica. Intervista dello 007 che non è mai uscita su Repubblica. Quel che è certo – afferma Altana Pietro nella sua denuncia querela – “… è forse anche per questo che l’ordine dei giornalisti versa in uno stato di pessima salute. Bisogna realisticamente ammettere che sulla credibilità della professione giornalistica hanno influito negativamente i pesanti condizionamenti che a vari livelli hanno esercitato le lobbyes finanziarie e politiche come anche gli incroci di interessi privati sui giornali… la categoria si lamenta della preoccupante caduta di rispettabilità , ma dimentica che nonostante tutto le connivenze (che hanno progressivamente ammansito il sistema) continuano ad inquinare buona parte della comunicazione, consolidando i vecchi e perversi meccanismi che tutt’ora regolano il mondo dell’informazione”.
Detto in parole semplici semplici, a Repubblica ci son giornalisti venduti che si prostituiscono per gratificare l’amico di turno.
Conferma questo teorema – seppur malvolentieri – anche Massimo Razzi di Repubblica. Nella conversazione telefonica con Altana (che ahimè, l’agente del Sismi ha la stronzaggine di registrare e che poi allegherà all’esposto/denuncia). Massimo Razzi confessa fortissime pressioni fatte da Paolo Clerici su Franco Manzitti e sul giornale la Repubblica.
Se vi volete scialare il cuore e farvi quattro ghignate ascoltatevi la registrazione della telefonata (a margine dell’articolo in formato mp3).
Intanto questa la trascrizione (della parte saliente):
Trascrizione telefonata Altana Pietro/Massimo Razzi del 13 marzo 1996
ALTANA: “Io a lei non ho mai voluto querelarla … giustamente c’è una liberta’ di espressione, è un paese libero, siamo in democrazia, ed ognuno e’ libero di dire tutto quello che vuole, anche delle scemenze, quindi – perdoni se la descrivo cosi’ – effettivamente, ragionando con il senno del poi, non era effettivamente cosi? Lei ha scritto delle scemenze.”
RAZZI: “Si’, si’, ma e’ che non …”
ALTANA: “Ha scritto nel primo articolo delle scemenze, nel secondo pure, non so se ce n’era anche un terzo, anche nell’altro c’erano scritte delle scemenze. Qualcuno c’ha creduto comunque, perche’ quando lei ha gettato la cosa li ‘ cosi ‘ : «questo e un intercettatore, rischia tot anni di galera» e ha sfornato tutta una serie di nominativi di intercettati che confermavano il fatto. La cosa era oramai era data per scontata; chiaramente chi mi conosceva bene sapeva che non era così . Poi’ dopo 7-8 mesi quanto il magistrato ha emesso la sua archiviazione perche’ la notizia di reato era risultata infondata, allora li’ mi sono riscattato, pero’ oramai la frittata era stata fatta. Parliamoci chiaro, nessuno è venuto a prendere le mie difese, e gli amici che hanno preso le mie difese l’hanno fatto ma in modo non molto ufficiale. Purtroppo qualcuno aveva interesse gettare un po’ di fango su di me, e questi sappiamo chi sono. Lei comunque gli ha dato una bella mano, e voglio dire, con quegli articoli ha fatto la felicita’ del Prof. Bonelli e del Sig. Clerici; non so se sia casuale questo, mi auguro di si, ma considerando il contesto della situazione non so se sia poi tanto casuale… Se lei fosse stata una persona coerente, una persona. diciamo, un po’ piu’ obiettiva, forse avrei avuto gia da li’ una dimostrazione … prima di scrivere certe cose si cercano dei riscontri, come un giornalista a modo, con criterio fa’, poi io non so come funzionano le cose nel suo giornale (Il Lavoro-Repubblica ndr.) però effettivamente, a vedere i risultati, pare che fosse esattamente vero quello che mi si diceva, cioe’ che il Manzitti non era poi del tutto disinteressato nella cosa, aveva qualche interesse, diciamo, a sputtanarmi un pochettino. I malvagi mi hanno detto che ha fatto qualche pressione perché scrivessi quelle belinate li …”.
RAZZI: “No, le cose sono completamente diverse perché …”.
ALTANA: “Mi hanno detto: ’stai attento che Manzitti ci ha messo lo zampino’ , e io credo che non sia completamente falso”.
RAZZI: “Se mai Manzitti ci ha messo lo zampino dopo, se vuoi ti racconto esattamente come è andata”
ALTANA: “E allora raccontami a grandi linee perche’ mi interessa”.
RAZZI: “Semplicemente questo: io ho avuto le notizie assolutamente da fonti diverse da Coeclerici , e Manzitti non sapeva niente, anzi”.
ALTANA: “Da Gattorno (Sebastiano ndr.), sappiamo”
RAZZI: “Da ambienti vicini a Gattorno si’, non solo da quelli, per esempio c’erano altri avvocati che credevano davvero d’essere intercettati, perche’ non riuscivano a capire come certi documenti potessero …”
ALTANA: “Ma no, l’ho spiegato perche’ gli avvocati credono di essere intercettati”.
RAZZI: “Un momento, aspetti un attimo, lei me lo ha spiegato dopo che ho scritto i primi pezzi, allora, quando io ho citato i nomi degli avvocati che ritenevano in qualche modo di essere intercettati, oppure che documenti che erano passati per i loro studi erano usciti fuori, loro temevano di perdere la fiducia dei loro clienti, di conseguenza qualcuno di loro si e’ spaventato e ha fatto arrivare qualche voce”.
ALTANA: “Questa e un palla totale, e lo posso anche dimostrare, perche’ anch1io ho ricercato qualche riscontro in relazione a questa vicenda, e le posso garantire che questa e’ una balla totale. Fu una grande congiura, e’ stata solo una grande congiura, organizzata a tavolino, con l’intenzionale calcolo di danneggiarmi e basta. E’ stata ideata la questione delle microspie, e tutto …”.
RAZZI: “Io comunque, come le ho avute io, non potevo sospettare di persone in quel momento, perche’ non ce n’era nessun motivo, tranne il fatto che per vie molto traverse ero riuscito ad avere delle notizie abbastanza vaghe su quello”… Quello che io ho fatto fare, a partire da queste prime voci, e’ dei riscontri, perche’ il suo nome era Dabove, non si riusciva a sapere quale era il nome vero”… semplicemente, io ho fatto i primi du¬e pezzi semplicemente avendo riscontri con questi studi di avvocati che mi confermavano che … e mi dicevano che per quello che avevano capito loro la strada era quella e fino a li’ Manzitti no ha fatto nessuna pressione, anzi, non sapeva neanche di che cosa si trattasse, e non sapeva di piu’ di quello che sapevo io. La ¬pressione di Manzitti, che c’e’ stata, e della quale io sono rimasto personalmente molto amareggiato, e’ questo aver subito tutte le tue accuse che ritengo in parte giuste, e per cui me le tengo, pero’ il punto è questo: ho fatto un pezzo con l’intervista a te di un’intera pagina, dove si raccontava tutta la tua versione, premettendo – in un cappellino – che questa era la tua versione e che mi sembrava …”.
ALTANA: “Ma questo in quell ‘articolo in cui dici: “Da bove si è fatto vivo”.
RAZZI: “No l’articolo non e’ mai uscito”.
ALTANA: “Ah non e’ mai uscito, perche’ quell ‘articolo li’ io non l’ho mai letto”.
RAZZI: “Infatti quando sono venuto da te per l’intervista, l’ho scritta, l’intervista che ti ho fatto”.
ALTANA: “Si’ ma non l’hai mai pubblicata”
RAZZI: “Io l’ho data a Manzitti , ovviamente, per farla uscire, e lì’ c’e’ stata una pressione fortissima su Manzitti di Clerici . Manzitti tra l’altro, l’ha fatta vedere all ‘avvocato del giornale, Tonani, e Tonani ha detto: ‘va bene secondo me, si puo’ pubblicare perche’ non ci sono gli estremi per nessuna querela’ , e Paolo Clerici ha fatto il diavolo a quattro; e questa e stata l’unica volta in vita mia, da quando sono stato in quel giornale che . . .”
ALTANA: “Esattamente quello che ho saputo io”.
RAZZI: “Questa e’l'unica cosa di cui mi rammarico. Io mi rammarico, nel senso che quell’intervista io non sono mai riuscito a farle uscire. E sulla cosa ho avuto delle discussioni con Manzitti, cor il quale poi siamo amici per tantissime altre cose, e lui su questo non ce la faceva perche’ aveva ricevuto delle pressioni fortissime, non me lo diceva cosi’ apertamente, ma si capiva”.
ALTANA: “Non si puo’ parlare male di Clerici”.
RAZZI: “Come?”.
ALTANA: “Su Clerici non si puo’ parlare male”.
RAZZI: “No, secondo me lui … non e’ proprio vero in assoluto, in altre occasioni mi sono anche esposto a questo riguardo”.
ALTANA: “Sig. Razzi, se si e’ dipendenti come lei non si puo’ parlare di certe cose, per quello dico così’. Ma va be’, questo lei me lo insegna. Bisogna essere al di fuori di certe strutture, e anche quando si e’ al di fuori si deve rendere piu’ conto di un dipendente”.
RAZZI: “Si’ infatti lo so questo, questo piu’ chiaro di cosi’. Le dico che e’ cosi’, questo e’ andato così’. questa e’ la cosa per la quale lei ha ragione nei miei confronti”.
ALTANA: “No, quella e tante altre”.
RAZZI: ” … per come ho lavorato io, sulla prima parte ho raccolto alcune informazioni, non avevo altra fonte, lei non esisteva per me perche’ non riuscivo a trovarla. Quando sono riuscito a trovarla sono venuto a parlarle”.
ALTANA: “Però Razzi, lei ha dato per certo che le cose da lei descritte erano così’”.
RAZZI: “No, no, Il pezzo aveva tutte le caratteristiche del pezzo sulla base delle poche notizie che avevo a disposizione e sulla base dei riscrontri che avevo potuto avere, che non davano certezze e.. Le assicuro che questa e’ la pura verita’”.
La querela dell’agente del Sismi contro Paolo Clerici, Franco Manzitti, Massimo Razzi, Repubblica & C. rimarrà sepolta nell’armadio della vergogna per lustri e nessuno ne parlerà più. Sino ad oggi.
La morale? Che la giustizia raramente trionfa ed il fango è sicuramente molto meno sporco di certi personaggi.
Che dirvi, ci risentiamo alla prossima storiaccia (tanto l’armadio è zeppo zeppo di storie zozze che non vedon l’ora d’esser riesumate e raccontate).