I direttori dei telegiornali Rai decisi in un vertice a palazzo Grazioli. Zavoli: non accetterò prevaricazioni
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Le direzioni dei telegiornali Rai? Si decidono a casa del premier. In un vertice di oltre due ore a Palazzo Grazioli si sarebbero, infatti, assegnate le caselle più importanti dell’informazione Rai. Al Tg1, a quanto si apprende, andrebbe Clemente Mimun e al Tg2 Mario Orfeo o Augusto Minzolini, a Bianca Berlinguer sarebbe toccata la direzione del Tg3.
Dal vertice sarebbero usciti anche i nomi dei direttori di rete: Mauro Mazza a Raiuno, Susanna Petruni a Raidue (con Ida Colucci vice), Antonio Di Bella a Raitre in ballottaggio con Paolo Ruffini che corre per la riconferma. Piero Vigorelli andrebbe a dirigere le testate giornalistiche regionali e Carlo Rossella Rai Fiction.
Ad Antonio Preziosi sarebbe stata affidata la direzione del Giornale radio, mentre ad Antonio Socillo quella di Radiorai. Guido Paglia avrebbe ottenuto la direzione del Personale.
Quattro i direttori generali: Gianfranco Comanducci, Lorenza Lei, Giancarlo Leone e Antonio Marano.
Al vertice tenutosi a pranzo tra maggioranza e Lega presieduto da Silvio Berlusconi, hanno partecipato i ministri Roberto Maroni e Roberto Calderoli per il Carroccio, per il Pdl il ministro delle Politiche europee Andrea Ronchi, il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto e il vice Italo Bocchino, il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri e il vice Gaetano Quagliariello, i sottosegretari Paolo Romani (Comunicazioni) e Aldo Brancher (Riforme).
Indignate le reazioni dell’opposizione. Paolo Gentiloni del Pd ha criticato il metodo: “Indecente. Una vera e propria esibizione del conflitto di interessi. Il premier-proprietario di Mediaset convoca a casa sua i maggiori esponenti della maggioranza, più gli esperti in nomine Rai del governo e del partito, per decidere chi guiderà reti e testate del servizio pubblico televisivo”.
Dura anche la reazione di Fabrizio Morri, capogruppo del Pd in commissione di Vigilanza: “Sembra che la maggioranza sia tornata a riunirsi a casa del proprietario di Mediaset per decidere dei futuri assetti della Rai, a partire dalla nomina del nuovo direttore del Tg1. Speravamo davvero che quello del 31 marzo restasse un deprecabile episodio isolato, ma pare proprio non sia così. Berlusconi sembra aver deciso di disfarsi anche dell’ultima parvenza di discrezione e prudenza, che durante il suo precedente governo lo induceva, per salvare almeno le apparenze, a uscire dalla sala del Consiglio dei ministri in occasione di temi che toccavano il suo conflitto di interessi. In questa legislatura non ci sono più freni inibitori: di Rai si parla non a Palazzo Chigi, ma addirittura a via del Plebiscito”.
“Non sappiamo cosa pensare della riunione del consiglio d’amministrazione – aggiunge Morri – che dovrà stabilire le nomine dei nuovi dirigenti, i direttori di rete, di testata, i vice di Mauro Masi. I consiglieri espressione della destra manterranno la loro autonomia (e quella del servizio pubblico) o si limiteranno semplicemente ad avallare le scelte decise dal capo a Palazzo Grazioli?”.
La maggioranza per bocca di Italo Bocchino smentisce che al vertice si sia parlato di nomine Rai: “Abbiamo parlato di Abruzzo, della nuova cittadella che sarà costruita per gli sfollati e che resterà a disposizione della città”.
Intanto il presidente della Commissione di vigilanza sulla Rai, Sergio Zavoli, non ha voluto fare dichiarazioni sulla vicenda delle nomine Rai decise a casa del premier Silvio Berlusconi ma ha fatto sapere che non accetterà prevaricazoni da Pdl e Lega. Intervistato da Repubblica, Zavoli ha spiegato che “ci sono delle regole e anche l’opinione pubblica dell’opposizione è destinata ad avere peso”. Per questo, “non accetto - afferma il presidente della vigilanza – che il Pdl e la Lega possano prevaricare e sottomettere le idee delle opposizioni“. Al cronista che insisteva su quale idea si è fatto della riunione a casa Berlusconi il presidente della Vigilanza ha risposto: “Indignato? si può ben capire quale sia il mio giudizio. Ma non voglio creare polemiche sui giornali altrimenti il dibattito diventa persino un pò stucchevole”.








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